Isola
Isola — live set per suoni inesatti e fotoni erranti. Sabato 26 settembre 2020, ore 22, Atelier Sì / Spazio della memoria, via San Vitale 69, Bologna, nell’ambito dell’Opening del Sì La realtà s’addensa, in sinergia con perAspera Festival.
Presentazione originale d’autore, 31 marzo 2020
Esplorare la possibilità di una musica non-cinematica. Priva di mete. Nomade.
Esplorare l’idea di solitudine. Quella solitudine che viviamo ogni giorno. Affollata, abitata passivamente da moltitudini - di persone, fantasmi, ombre.
Ognuno è un’Isola in un mare di rumore bianco. Arcipelago di singolarità disconnesse. Si è soli. Isolati. Anche, soli come stelle: raggianti di qualsiasi tipo di energia ma impossibili da avvicinare. Se non sublimando, smettendo di esistere in quanto singolarità. Condannati all’incomunicabilità, ma alla ricerca incessante di una trasmissione. In perenne attitudine schizoide.
Ancora una volta, l’Errore e l’Errare si presentano come chiave di volta dell’esistenza, unico principio di un processo che in potenza solve et coagula.
La micro-struttura sonora di Isola è demandata all’autocoscienza della macchina, un sistema modulare piuttosto contenuto, le cui limitatezza diventa fonte di possibilità creative.
Dentro la micro-struttura parla la macchina, che — sebbene programmata dall’artista — prende il sopravvento sulla sua creatività diretta. Compito dell’artista, quindi, non è più organizzare il materiale sonoro di per sé, ma orchestrare i comportamenti della macchina, definendo la macro-struttura della performance sonora estemporanea.
Il live visual — totalmente generativo e aleatorio — sfrutta la capacità della macchina di immaginare geometrie e traiettorie. Il sistema digitale di sintesi video audio-reactive — sviluppato su piattaforma MaxMSP/Jitter — sonda l’antitesi tra isolamento e contatto.
“Resto continuamente sorpreso dalle creazioni estemporanee degli algoritmi del dispositivo audio-video, tento di modellarne i comportamenti contingenti, plasmando l’opera creativa in un cortocircuito estetico in cui non è più possibile sapere chi stia controllando la creazione, ammesso che questo sia ancora interessante per qualcuno. Non per me.”
Isola — live set for inaccurate sounds and wandering photons. Saturday 26 September 2020, 10 p.m., Atelier Sì / Spazio della memoria, Via San Vitale 69, Bologna, at La realtà s’addensa, the opening of the Sì season, in partnership with perAspera Festival.
Original artist statement, 31 March 2020 — English translation
To explore the possibility of non-cinematic music. Without destinations. Nomadic.
To explore the idea of solitude. The solitude we experience every day. Crowded, passively inhabited by multitudes — of people, ghosts, shadows.
Each of us is an island in a sea of white noise. An archipelago of disconnected singularities. We are alone. Isolated. Alone also like stars: radiating every kind of energy, yet impossible to approach without sublimating and ceasing to exist as singular beings. Condemned to incommunicability, yet relentlessly seeking transmission. In a perpetual schizoid disposition.
Once again, Error and Wandering present themselves as the keystone of existence, the only principle of a process with the potential to solve et coagula.
The sonic microstructure of Isola is entrusted to the machine’s self-awareness: a rather small modular system whose constraints become a source of creative possibilities.
Within that microstructure the machine speaks and — despite being programmed by the artist — takes over from their direct creative agency. The artist’s task is no longer to organise sound material itself, but to orchestrate the machine’s behaviour, defining the macrostructure of the spontaneous sonic performance.
The live visuals — entirely generative and aleatory — exploit the machine’s capacity to imagine geometries and trajectories. The audio-reactive digital video synthesis system — developed in MaxMSP/Jitter — explores the opposition between isolation and contact.
“I am continually astonished by the spontaneous creations of the audiovisual device’s algorithms. I try to shape their contingent behaviours, moulding the creative work into an aesthetic short circuit where it is no longer possible to tell who controls the creation — assuming this is still of interest to anyone. Not to me.”
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